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Mi chiamo Marco Bellante.

Sono un giovane alla riscoperta di antiche tradizioni radicate nella mia terra.
A 30 anni iniziai a prendere lezioni di musica per imparare a suonare l’organetto, o “ddu bott” come viene chiamato dalle mie parti, grazie alla pazienza di uno dei piu’ bravi maestri del posto, Pierluigi Delle Vedove.
Le musiche che appartengono al mio repertorio sono proprio quelle legate al passato, musiche popolari, quelle che sentivo canticchiare dai miei nonni o dai miei genitori.
Affascinato dalle melodie di questo fantastico strumento, mi misi alla ricerca di un organetto realizzato in passato, un organetto antico.
Nonostante la mia caparbietà nella ricerca, unita alla voglia di comprarne uno, non riuscii nel mio intento.
I “ddu bott” antichi sono introvabili, poiché chi li ha non li cede per ragionevoli valori affettivi.
È qui che nacque l’idea di provare a realizzarne uno, rigorosamente di legno interamente lavorato a mano, senza l’ausilio di sofisticati attrezzi.
Armato di una buona dose di pazienza, qualche utensile e carta abrasiva, iniziai il mio primo “capolavoro”.

Per realizzare il mio primo organetto, come prima cosa dovetti reperire il legno.
Affascinato dalle sue venature scelsi di cimentarmi con l’ulivo, difficoltoso da lavorare ma bellissimo da vedere.
Grazie alla gentile concessione di mio zio Luciano, che mi regalo' un bel pezzo di ulivo senza grosse lesioni, iniziai a cercare di capire da che parte dovevo cominciare.
Innanzitutto smontai il mantice dall’organetto che avevo acquistato qualche anno prima, per cercare di prendere qualche misura visto che non avevo nessun riferimento. Il mio falegname di fiducia, incredulo e divertito dal mio progetto, mi taglio' a "fette" il pezzo di ulivo e da qui parti' la mia avventura.
Sulle strisce di ulivo disegnai i pezzi che avrebbero composto l'organetto, e ultimata questa operazione li tagliai uno ad uno con una sega circolare (autocostruita sfruttando un vecchio motore di lavatrice in disuso!!).
Ultimata la fase di incollaggio, mi basto' un tampone e della carta abrasiva uniti ad una buona dose di pazienza.
Proprio quest' ultima non mi manca mai...soprattutto quando vedo che il progetto che ho in mente pian piano si realizza.
Questa una gratificazione indescrivibile, una sensazione che puo’ provare solo chi coltiva con passione il proprio hobby.